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occhiali spessi

come vedo il mondo

di nuovo

di nuovo
primavera in kurdistan

Anche a Parma si festeggia il Newroz, il capodanno Curdo. E si festeggia anche a Chourmo EnoLibreria, con la mia Primavera in Kurdistan. Leggete qui (c’è anche scritto cosa faremo nei prossimi giorni) :

http://parma.repubblica.it/cronaca/2016/03/17/foto/primavera_in_kurdistan_la_mostra_di_nori_da_chourmo_a_parma-135680346/1/#1

 

Home (less)

Home (less)
storie di persone senza casa e di case senza persone

Home (less) – storie di persone senza casa e di case senza persone, è il mio work in progress su quello che và di moda chiamare disagio abitativo, ma che io mi ostino a chiamare lotta per la casa. Qui ne trovate la prima parte.

Testo di Guido Maria Grillo
Foto di Giulio Nori (che sono poi io)

http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/12/24/foto/home_less_storie_di_persone_senza_casa_e_di_case_senza_persone-130119062/1/?ref=fb#1

nonostante tutto

primavera in kurdistan
primavera in kurdistan

Nonostante tutto, è ancora primavera, in Kurdistan. Vi aspetto qui :

https://www.facebook.com/events/760829804046447/

primavera in kurdistan

primavera in kurdistan
primavera in kurdistan

Primavera in Kurdistan (la terza e la quarta volta)

“Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi qualsiasi ingiustizia commessa contro qualsiasi persona, in qualsiasi parte del mondo.”

Ernesto Guevara

La prima volta che sono andato in Kurdistan, ci sono capitato quasi per caso, in estate, con l’auto stipata di materiale da campeggio, dopo aver macinato dei gran kilometri sotto il sole. In realtà poi i soldi e il tempo a disposizione stavano per terminare, il caldo aumentava man mano che ci si avvicinava alle regioni del sud della Turchia, quindi un giorno si è ben pensato di fare un’inversione ad u, e di puntare verso casa. Il traghetto dalla Turchia all’Italia costava una follia, allora si è deciso di tornare attraversando tutta l’Europa dell’est, e, anche se si è rotta la cinghia del motore in Slovenia, a un’ora più o meno dal confine italiano, a pensarci adesso è stata una gran fortuna.

La seconda volta che sono andato in Kurdistan mi ero preparato molto bene. Era agosto, era un campo di lavoro volontario del servizio civile internazionale. Ero insieme ad altre ragazze e ragazzi (ero ancora giovane) al confine tra Turchia, Iran e Armenia. C’eran posti di blocco ovunque, c’eran militari turchi giovanissimi in libera uscita con le magliette di Eminem, il rapper americano ; c’erano i resti dell’arca di Noé a mezz’ora dal nostro alloggio. Mi ricordo dei pastori che dormivano sulle colline, molti bambini che vendevano portachiavi a forma di animale, a molla (ne ho ancora qualcuno), un ristorante dove si mangiava seduti per strada su sgabelli bassissimi, che si chiamava kebabistan, e la specialità della casa era la pecora con lo yogurt. Di foto però non ne ho fatte nemmeno quella volta. Il mio compito era quello di filmare. Ho ancora tutti i girati, da qualche parte, nel mio archivio.

La terza volta ero un osservatore internazionale; ero partito insieme ad un gruppo di osservatori di Fidenza e Parma (anche se Fidenza è più piccola di Parma, gli osservatori di Fidenza erano in netta maggioranza, e in tutti i comunicati stampa, quindi, Fidenza veniva messa prima di Parma, quasi a sottolineare la maggiore sensibilità della gente di provincia). A Istanbul, in aeroporto, le delegazioni del nord Italia si sono unite con quelle del centro-sud. Sembravamo tantissimi. C’era anche Zulu, quello dei 99 posse, che ogni volta che passava dai metal detector, faceva suonare tutto, perché era pieno di piercing ovunque. Quando sono arrivato a Van, e poi quando ci hanno portati a Urfa per il Newroz, il capodanno curdo, e poi ancora a Hasankief, a me sembrava di essere nel paese delle meraviglie dal tanto che quei posti erano, appunto, meravigliosi. Mi ricordo che parlavo spesso in inglese di Dino Frisullo, e di aver avuto qualche problema con il trascinamento della pellicola in bianco e nero della mia Praktica analogica.

La quarta volta eravam ben di meno, c’era molta tensione, soprattutto tra i romani e i torinesi, non so perché. Mi ricordo che dovevamo fare un lavoro fotografico in digitale, io e altri 4 fotografi della mia associazione, che sarebbe poi servito per raccogliere fondi per progetti di scolarizzazione dei villaggi al confine tra Turchia e Siria. In quei giorni lì ho corso parecchio, ho respirato i lacrimogeni peggiori della mia vita, ho schivato idranti e pietre, ho visto ragazzini con la faccia da uomini e poliziotti con la faccia da bambini. Mi ricordo anche che mi addormentavo durante qualsiasi spostamento da un villaggio al successivo, tanta neve, troppi thé. Il lavoro fotografico poi lo abbiamo intitolato « libertà di esistere ». È venuto bene.

La quinta volta, ve lo farò poi sapere.

https://www.facebook.com/giulio.nori/media_set?set=a.10207890097837490.1447479527&type=3

E poi, dopo qualche mese :

http://www.colornophotolife.it/mostre-37-giulio_nori

braccia/persone

braccia/persone
braccia/persone

“Cercavamo braccia, sono arrivate persone.”

Max Frisch

Ad ogni edizione, da quando lavoro gratis in questo posto che e’ la festa multiculturale del parco Nevicati di Collecchio, da circa una quindicina di anni, mi viene sempre in mente la frase di Frisch. Forse perche’ Collecchio in quei giorni nei miei occhi diventa una sorta di crocevia di tutti quelli che, in transito, vi poggiano sopra le idee e le gambe; forse perche’ a volte vedendo i colori, e sentendo il chiasso e il baccano, e guardando i bimbi giocare, o le evidenti asimmetrie di qualche volto, mi sembra di essere dentro un capitolo di « cent’anni di solitudine », uno dei primi, pero’. Oppure perche’ le idee che mulinano tutte insieme nella testa delle persone che passano due fine settimana sul prato del Nevicati a mangiare cose strane creano una sorta di magnetismo che improvvisamente fa’ sparire i confini, elimina le differenze linguistiche, fa’ intendere chi fino a poco prima non si intendeva. E un’atmosfera cosi’ mischia le carte, fa’ capitare cose particolari, senza quasi che chi passa di fretta se ne accorga. E’ anche successo, effettivamente, che le braccia e i visi delle persone si scambiassero tra di loro, a seconda delle necessita’, dei bisogni, delle circostanze, senza che nessuno se ne lamentasse. Anzi. E poi, per terminare, tornando a Frisch, ci voleva un architetto, diventato poi scrittore, Svizzero per affermare una cosa del genere ? Badate bene, si riferiva agli Italiani che , sempre piu’ numerosi, accorrevano a cercare lavoro nella sua terra di origine.

Braccia/Persone e’ il mio risultato pratico del workshop di fotografia tenuto da Monika Bulaj all’ultima edizione della festa multiculturale, E’ scattato in analogico. Una produzione Le Giraffe-progetto OLGA fotografia sociale, in collaborazione con Festa Multiculturale e Forum Solidarieta’

Vai all’album :  https://www.facebook.com/giulio.nori/media_set?set=a.10207595698037679.1073741837.1447479527&type=3&pnref=story

 

percentuale bulgara

percentuale bulgara
percentuale bulgara

Mi dicono che in Bulgaria, ai tempi del patto di Varsavia, ad ogni elezione il partito comunista bulgaro raccogliesse più o meno il 90 % dei consensi. Da qui il termine « percentuale bulgara ». Ora, io non so che fine abbia fatto quel consenso, e non mi sembra nemmeno importante capirlo, so solo che tornando a Sofia dopo una ventina di anni (venti anni fa, o giù di lì, c’ero passato al ritorno da un lungo viaggio via terra in Turchia, e ricordo di essermi fermato a cena, e a dormire, in un albergo buio e scomodo, con letti durissimi e una signora alla reception che mi guardava molto male, non so perchè’, per ripartire la mattina successiva) tornandoci dopo venti anni, dicevo, mi son ben reso conto che circa il 90 % delle cose che mi han detto sui bulgari e sulla Bulgaria, in questi 20 anni, son dei gran luoghi comuni, da percentuale bulgara, appunto.

http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/07/24/foto/percentuale_bulgara_di_giulio_nori-119707034/1/#1

 

forma e sostanza

forma e sostanza
forma e sostanza

L’ultima volta che ho bevuto anice mi sembrava di essere dentro un romanzo di Simenon; ero poi a Marsiglia, i giorni dello sciopero generale in Francia contro una misura governativa che allungava l’eta’ pensionabile dei Francesi per l’ennesima volta in pochi anni.
Da una settimana la città era praticamente bloccata, i cassonetti traboccavano per la gioia dei roditori, le navi da crociera non potevano toccare la banchina del porto e il clima era carico di attesa, solo la pioggia si muoveva, parecchio. Poi ieri, mentre assaggiavo un liquore offerto, ouzo misto a caffè’, mi son trovato ancora a Marsiglia, nelle facce tese ma gentili delle persone, nelle televisioni tutte sintonizzate sui dibattiti politici, qui a Rodi (Grecia, Europa), nell’energia dell’attesa, e dentro una parola che mi e’ arrivata in testa pochi minuti dopo essere sceso dall’aereo, mentre il tassista si “segnava” per l’ennesima volta al passaggio della sua auto davanti a una chiesa. Dignita’, si chiamava, e si chiama, quella parola.

Buon viaggio.

http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/07/15/foto/forma_e_sostenza_rodi_nelle_foto_di_giullio_nori-119151030/1/#1

ho dormito sotto l’Ararat

street photography in Armenia
street photography in Armenia

“Prendi il modo d’intendere dell’oriente e la conoscenza dell’occidente, poi mettiti a cercare.”
Georges Ivanovič Gurdjieff

Georges Ivanovič Gurdjieff è stato un filosofo, scrittore, mistico e “maestro di danze” armeno, dice l’incipit della sua pagina di wikipedia, ma lui in realta’ con questa mostra c’entra ben poco. Ho trovato anni fa’ dei suoi libri per casa, quando vivevo ancora con i miei genitori e fratelli, e sfogliandoli mi e’ venuta voglia di leggerli. Non ci capivo poi niente, eran dei gran sonniferi, due pagine e via. Dopo anni, son riuscito a finirne un paio, e in uno di questi c’era scritto il virgolettato che avete appena letto qui sopra, sotto al titolo. E questa cosa mi ha incuriosito. Dopo anni, ancora, mi son trovato a comprare on-line dei biglietti aerei per Yerevan, la capitale del suo paese di nascita. Poi ho camminato per giorni e giorni, con la macchina fotografica al collo, e la testa in occidente ed il corpo in oriente. E quello che vedrete appeso al muro e’ il risultato.

Passatemi a trovare https://www.facebook.com/events/451347215033213/

dieci passi in Serbia

street photography in Beograd
street photography in Beograd

Una statua molto alta, vista di spalle, con persone scure a fianco, una delle quali indica ad est. Un anziano su una panchina, assorto a pensare ad un’altra epoca. Una strada notturna, che sembrerebbe di essere a S. Francisco (anche se non ci sono mai stato). Un signore vestito di marrone, che cammina talmente piano che risulta impossibile da mettere a fuoco. Un gruppo di signore in gita, di spalle, a salutare il fotografo. Una tenda beige. Un ombrello arancione. Il cielo in una vetrina. Una bella mostra, vista da dentro e fotografata da fuori. La tenda rossa della stanza del registro delle firme, al mausoleo di Tito. Questo, piu’ o meno, mi ricordo di Belgrado.

http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/03/17/foto/le_fotografie_di_giulio_nori_in_serbia-109736875/1/

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